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Il gioco tra 0 e 3 anni

Quando si diventa neogenitori ci si ritrova ore ed ore in casa in una situazione nuova, densa di emozioni diverse, con un piccolo che esprime i suoi bisogni fisiologici primari, il suo fondamentale bisogno di relazione e di contatto e molto presto il bisogno di essere stimolato, di esplorare e scoprire il mondo che lo circonda.

Giocare allora, tanto più per i piccolissimi (0-3 anni), non è solo intrattenimento, svago, distrazione, come a volte si può pensare, ma è lavoro, scoperta, concentrazione, sviluppo di nuove capacità e competenze.

Nel primo anno di vita le attività del bambino sono prevalentemente sensomotorie: il piccolo ha bisogno di toccare, assaporare, gustare, ascoltare, vedere, utilizzare tutti i sensi e, così facendo, sviluppa la percezione, la coordinazione occhio-mano, il movimento. Gradualmente impara a ripetere più volte un movimento o un comportamento e scopre di poter agire attivamente sull’ambiente.

Nel secondo e terzo anno inizia  ad interessarsi anche alla funzione degli oggetti (è come se si chiedesse non solo “che cos’è questo?” ma anche “che cosa posso farci con quest’oggetto?”) e gradualmente si dedica anche al gioco del far finta, così importante perché apre allo sviluppo delle abilità sociali.

Il gioco è dunque un’importante palestra cognitiva, fisica e sociale, attraverso cui i piccolissimi apprendono e sviluppano la loro intelligenza.

Ecco allora che, sempre più genitori, chiedono consigli e si interrogano su come scegliere, proporre e organizzare i giochi per i più piccoli. Negli ultimi anni, in particolare, sempre maggior interesse sta ritrovando la pedagogia montessoriana, con l’attenzione che essa pone ad alcuni concetti fondamentali, come quello di autonomia, libertà, ambiente, rispetto.

Maria Montessori, nota pedagogista e medico, pose l’accento su come il bambino abbia bisogno di relazioni stabili e rispettose, che consentano di considerarlo nelle sue potenzialità, promuovendone lo sviluppo, la creatività e l’autonomia. Il genitore (e in generale l’adulto) non viene visto come un “animatore” ma come qualcuno che in primis sa osservare il bambino, fare un passo indietro e mettersi in ascolto. Questo gli consentirà non necessariamente di intrattenere continuamente il bambino ma di predisporre, anche dentro casa, uno spazio semplice, con pochi oggetti, ma pensato, che possa essere davvero significativo e stimolante per il bambino, a sua misura.

Una delle più note frasi di ispirazione montessoriana è proprio “aiutami a fare da solo”, è come se il bambino ci dicesse: “nello stare in relazione, nel tuo esserci, consentimi di crescere, di esplorare e, così facendo, di acquisire fiducia e sicurezza in me”.

Ecco che allora le proposte di gioco per i più piccoli partono innanzitutto dal predisporre uno spazio ordinato, curato, con poche attività, che possono essere variate frequentemente, laddove il bambino abbia già preso familiarità e acquisito le competenze per il gioco proposto o laddove i giochi si siano usurati o rovinati.

Per i neonati e i lattanti si propone la possibilità di stare su un tappeto morbido, a terra, favorendo così, oltre all’interesse per il mondo esterno, anche la libertà di movimento.

I giochi da proporre per i piccolissimi partono spesso dall’utilizzo di oggetti di casa, di uso comune, magari suddivisi per categoria (colore, materiale, forma) in scatole o cestini diversi. E poi gradualmente si passa ad attività più strutturate da proporre con cura: pannelli sensoriali, travasi, infilare delle fiches in un cofanetto, aprire e chiudere, infilare oggetti di forme diverse. I più grandicelli vengono poi da subito coinvolti in attività di vita pratica (apparecchiare, lavare, preparare dei cibi), non solo sfruttando la naturale tendenza e passione del bambino all’imitazione ma anche promuovendone così l’autonomia, la stimolazione di nuove abilità, l’autostima e la fiducia in sé. L’adulto mostra al bambino come fare e poi lo lascia libero, qualora lo veda interessato allo stimolo, di compiere dei tentativi che lo conducano gradualmente a raggiungere l’obiettivo dell’attività, senza sostituirsi a lui, ma ponendosi accanto, osservandolo e infondendogli così fiducia.

Uno spazio importante poi può essere dato da subito anche alla lettura. Fin da piccolissimi è possibile sia raccontare delle semplici storie che proporre al bambino libri in stoffa o cartone, da esplorare e sfogliare. La lettura, oltre ad offrire al bambino e all’adulto un momento di relazione di qualità, promuove l’attenzione e lo sviluppo del linguaggio. Per i più piccoli può essere utile inizialmente anche proporre libricini con foto reali di oggetti, più facili da identificare e da associare.

Spesso i genitori si chiedono inoltre come scegliere tra i tanti giocattoli che vengono offerti nei negozi per l’infanzia. Un’indicazione generale può essere quella di scegliere in base alla possibilità effettiva di gioco e in base a quanto essi suscitino e stimolino attenzione, curiosità, azione diretta, esplorazione, manipolazione, perché l’oggetto non si sostituisca al bambino, non lo renda spettatore passivo (pensiamo al mettere troppo presto e troppo spesso il bambino davanti a video o a giochi elettronici). L’obiettivo non è dunque distrarre, “anestetizzare” o al contrario stimolare eccessivamente il bambino con mille suoni e luci quanto offrirgli stimoli interessanti che davvero lo coinvolgano e siano adatti alla sua età di sviluppo e alla promozione di nuove capacità.

 

“Ho visto che il bambino, lasciato libero di lavorare, impara, diventa colto, assorbe conoscenze e fa esperienze personali, che, acquistate in questo modo, si fissano nello spirito e, come semi piantati in un terreno fecondo, non tarderanno a germogliare e a dare frutti“ (M. Montessori)

 

Laura Gentile
Psicologa Psicoterapeuta
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Per approfondire:

Herrmann, È. (2016), 100 attività Montessori. Milano: Ippocampo.
Montessori, M. (1991), Educazione per un Mondo Nuovo. Milano: Garzanti.
Montessori, M. (1999), Il segreto dell’Infanzia. Milano: Garzanti.
Montessori, M. (2000), Il bambino in famiglia. Milano: Garzanti.
Place, M-H. (2016), 60 attività Montessori per il mio bebè. Milano: Ippocampo.

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